Ottavo prompt: il frutto proibito #creativitàsfrenata

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Oggi si è giunti all’ottavo incitamento  riguardo all’esperimento di #creativitàsfrenata. Mi sono accorta che dopo il primo ho avuto voglia di continuare a scrivere come a tessere una tela, una sorta di continuum tra una pagina e l’altra. Dunque di fatto non sto scrivendo racconti o storie separate; o meglio si intrecciano una con l’altra lasciando che la protagonista, e chi sta intorno a lei, vivano tra le righe ricordando. Un esperimento anche questo. Il tema di oggi è IL FRUTTO PROIBITO. Quale se non la mela? Buona lettura.

Ormai era in giro da quasi due ore; doveva tornare ma, prima la frutta. Quei piccoli banchi colorati con tutte le sfumature dal giallo pieno delle banane a quello più sfumato tendente all’arancione dei pompelmi e delle arance, ai manghi, signori,  in mezzo a quella profusione di profumi e gusto. E all’angolo, un po’ di lato, nascosta, oggi stava vedendo una macchia rossa, non un rosso accesso ma chiaro, quasi stonava tra le nuances aranciate. Le mele, possibile? Sapeva che venivano coltivate anche in India, al Nord, non immaginava di trovarsele lì. Non esitò un attimo. Salutò l’uomo della frutta e gli fece segno che voleva un chilo e mezzo di quei frutti. Lui scrollò la testa in quel modo che solo loro sanno fare dicendo un si che pare un no. Si assicurò di aver compreso bene tagliando l’aria a metà in orizzontale per confermare se la quantità fosse giusta. Agata rispose a sua volta annuendo. Il mezzo; quante mezze mele aveva mangiato da piccola. Non ne aveva tenuto il conto. Di fatto, soprattutto in inverno, ma non era detto anche d’estate, a fine pranzo, il nonno le faceva la fatidica domanda:-”La vuoi mezza mela?” Come dire di no; era l’unica frutta consentita per i suoi sbalzi glicemici. Non troppo dolce e buona per i bambini. Eppure dopo un po’ se ne aveva abbastanza. Quando finalmente le menti mediche scoprirono che era consentito anche mangiare banane, pesche, anguria e melone, era stata una festa. Agata aveva gioito davvero e per anni non aveva più voluto vedere una mela sulla sua tavola; in certi periodi, tornando a mangiarla, aveva persino sviluppato una sorta di reazione allergica, diceva lei. Dopo averne mangiata una le veniva uno strano mal di testa dietro alla nuca, vicino al collo. Ci aveva fatto caso più volte; “Per forza-si diceva- ne ho mangiate così tante che ora il mio corpo le rifiuta”. Ma il ricordo della mezza mela se lo portava dentro con malinconia. Era un pezzo di vita di quando il nonno e la nonna durante la giornata, quando sua madre lavorava, la accudivano, la andavano a prendere all’uscita da scuola, le facevano fare i compiti e si prendevano cura del suo star bene. Adesso i nonni erano nei ricordi insieme alle mele. E chissà che gusto avevano queste. Afferrò il cestino e travasò le mele nella sua borsa di tela; allungò le rupie e dopo aver salutato si avviò. Era tentata ad addentarne subito una; e se le fosse venuto il mal di testa? In mezzo a quel via vai di macchine e motorini che rombavano e dialogavano a suon di clacson, sicuramente la fonte di ciò poteva anche non essere la mela.

Era davvero buona e dolce.

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