5^ intervista #CreativArt a Livio Vivanet e Krishna Del Toso di Trust Up

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Nuovo anno e riprende anche il progetto #CreativArt.

Questa volta si tratta di un’intervista un po’ a sé ma concedetemelo; non sono amici che conosco da tempo, ma non posso chiamarli solo “virtuali” in quanto, come si sa, al di là del monitor è presente una persona che lascia intravedere parte di sé. In questo caso, sono partita da una conoscenza di qualche mese su Twitter, con uno di loro. Ho compreso che c’erano interessi in comune e che si poteva dialogare a riguardo.

E dunque eccomi qui a parlare di Trust Up una piattaforma web con l’intento di aiutare imprenditori, professionisti e privati a trovare lavoro e a creare da un’idea una realtà. Non ho avuto molte esitazioni sulla loro creatività legata a una parte artisitica e ve ne spiego il motivo.

E’ necessario trovare soluzioni nuove e interessanti al fine di promuovere le competenze e le professionalità altrui; e fare questo nel web attraverso modalità nuove, soprattutto riguardo alla metodologia, non è cosa da poco. Bisogna avere un passato alle spalle e “arte” del mestiere. Sapete che non parlo per spot; e neache questo vuole esserlo, semplicemente voglio raccontarvi perchè ho trovato molto interessante e utile la chiacchierata/intervista con Livio Vivanet e Krishna Del Toso cofondatori di Trust Up.

L’appuntamento non può che essere via web. Una famosa piattaforma di chiamate “in conference” ci permette di dialogare a lungo e con calma pur essendo lontani.

La prima domanda è di rito.

Quando è nata la vostra idea?

Trust Up è nata un paio d’anni fa-mi dice Livio-(ha lavorato per anni nell’ ambiente software americano, è consulente e coach rispetto alle risorse umane e alle start up) insieme a Krishna (filosofo con un dottorato in Filosofia Indiana e umanista curioso) lavoriamo su due punti essenziali. Il primo è il come incentivare il lavoro a distanza o meglio detto work on the spot e cioè lavora da dove ti trovi, non necessariamente da casa. Se hai i mezzi, e ormai quasi tutti ne sono provvisti, prova a farlo da dove sei.

Il secondo è rendere accessibile una consulenza professionale a costi inferiori o contenuti attraverso il web. 

Ci siamo accordi di come il limite per entrambe le situazioni fosse non tanto a livello tecnologico ma a livello culturale; le persone non sono così abituate a interfacciarsi via web e parlare “con fiducia” rispetto alla parte lavorativa e si ritiene, a volte giustamente, ma non ogni volta è così, che non tutti i lavori o le consulenze possano giovarsi di questa metodologia. Il fatto di essere una piattaforma “più piccola” ci ha permesso di lavorare più sull’empatia e la comunicazione  e offrire un’accurata selezione dei professionisti che collaborano con noi.

E com’è andata?

Direi che sta andando bene; il nostro sistema prevede l’anonimato tra il consulente e il professionista che richiede . Questo per offrire, non una “vetrina” di professionisti in competizione tra loro, ma per dare spazio alla richiesta e al processo che determina la soluzione. Così si aiuta la cooperazione e l’essere da tramite; ciò che noi in prima istanza vogliamo essere.

Riguardo a questo ultimo punto la cooperazione e la condisisione so che avete un progetto che sta per partire a riguardo, me ne volete parlare?

Si tratta di un nuovo approccio di condivisione online del sapere attraverso corsi specifici di formazione.  Abbiamo ragionato su un cambiamento di metodologia e non tanto sulla tecnologia. Vogliamo rendere fruibili corsi a pagamento a un numero più ristretto di persone e fare in modo che esse riescano a “dividersi” le spese e soprattutto a creare legami tra loro e modalità di crescita importanti. Questo è WebLab. Portiamo all’interno di un’ aula virtuale  una formazione qualificata con strumenti digitali che permettano di stare dove si è, evitando i costi degli spostamenti e di avere a disposizione, nello stesso tempo, un professionista per me e pochi altri che, come me, sono interessati a quell’argomento. Questo accade grazie al condividere gli stessi interessi, lo sharing topics, in quel medesimo spazio, con un numero ristretto di persone che possono così usufruire di una maggiore attenzione e soprattutto della possibilità laboratoriale, tipica dei corsi offline, svolta in hangouts ristretti e condotti da un consulente mediatore. Si lavora proprio come in un’aula vera, in sottogruppi che riportano poi l’esperienza fatta in plenaria come accade nei corsi “normali”. Ci siamo accorti infatti di quanto sia importante la motivazione e l’attenzione rispetto a quanto si vuole apprendere e, molte volte nei corsi frontali, anche online, si rischia di non ottenere la stessa attenzione. L’individuo non interagisce molto e “si perde” dietro il monitor. El’essere motivati e attivi diventa un  elemento fondamentale,  laddove,  si parla di corsi che possono aprire nuove strade per una  qualificazione professionale o personale.

Dopo un anno di sperimentazione ora siamo pronti al lancio vero e proprio. 

E dunque l’augurio è che sia un lancio che porti lontano.

Ecco il link al video. Buona visione.

E per te, qual è stata la tua esperienza rispetto alla formazione online?

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