Come era un tempo il febbraio; a scuola.

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Due giorni fa, mentre rientravo a casa in macchina con mio figlio, frequentante una terza di una scuola secondaria di primo grado, ho esordito dicendo che finalmente eravamo alla fine del primo quadrimestre e ci si poteva prendere un attimo di pausa.

-”Ma cosa dici mami- mi apostrofa- la settimana prossima, quella prima di ricevere le pagelle abbiamo già una verifica che vale per il secondo quadrimestre”. Io resto un po’ interdetta. Ma come io ricordavo di un mese di febbraio leggero quando andavo a scuola, un mese di ripasso o addirittura di scoperta di altri modi di stare in classe(ricerche, lavori di gruppo).

Ho chiesto alle mie coetanee amiche, e anche alle più giovani, se fosse stato un mio sogno o se lo avessero vissuto anche loro. No, non era un sogno. Ma la sorpresa si è mischiata a una ricerca di questa assenza o alla sua nuova denominazione.

Ricerca effettuata dialogando e su internet; insomma pare che gli istituti superiori godano di questa pausa almeno per una settimana, se non due, per recuperare insuccessi ed approfondire argomenti (a seconda dei voti).

Per la scuola media(abbrevio così ci intendiamo subito) ho trovato alcuni documenti firmati dai dirigenti d’istituto in cui erano illustrate le modalità e gli obbietivi di tale periodo.

A monte mi sono sorte comunque alcune considerazioni. In primo luogo non ovunque vale la stessa cosa. Poi, un tempo dedicato al godersi il risultato o l’insuccesso sono stati, da quanto ricordo, parte del processo educativo e ci veniva “insegnato” quanto fosse importante la verifica( e questo, passatemelo, non solo nell’ambito educativo, ma direi che ci sta come norma di vita).

Eppure ora, non ovunque ripeto, questi tempi, oso chiamarli sabbatici vengono a mancare. Non è dato mollare per qualche giorno il freno e lasciare che a scuola si possa stare anche senza compiti, chiacchierando, magari provando qualcosa di diverso? O semplicemente rivedere insieme il percorso fatto fino ad ora ipotizzando cosa altro di interessante ci aspetta? Non c’è tempo, si dirà, i programmi non aspettano.

Se lì il tempo non c’è per giocarsi il tempo in modo differente, come madre ed educatrice mi vien da dire che, nelle possibilità di ognuno, dovremmo dare noi un po’ di pausa ai nostri figli e alle nostre figlie. Se, non ce la facciamo materialmente, passiamo il messaggio che, arrivati ad un obiettivo è bello anche festeggiare e rilassarsi, ricordando quanto è stato e verso quale altra sfida potrò tendere.

Dunque buon fine quadrimestre!

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  1. L’ha ribloggato su e ha commentato:
    Quando si parla di apprendimento e di tempo, penso a quanto sia importante la pausa: c’è un tempo per acquisire informazioni e c’è un tempo utile a farsì che le informazioni sedimentino per rendere l’apprendimento significativo. La mancanza di questa “pausa” oltre a non far percepire la scuola come luogo di scambio e arricchimento, rischia di mettere in crisi anche l’apprendimento significativo con la conseguenza di avere di fronte non i futuri adulti, ma dei semplici sacchi da riempire.

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