Un #CogliCarta volato via.

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Ho raccolto questo #CogliCarta per una strada del centro; mi è balzato subito agli occhi per la fitta scrittura. Ho notato qualche impronta di scarpa, segno che altri non lo avevano notato. Ho lasciato che maturasse una storia e ora ve la regalo qui!

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Eccomi, di nuovo, a dare una ripassata ai capitoli di Storia. Verifica imminente insieme a quella di chimica. Chissà se almeno questa volta potrò scrivere un po’ o soltanto barrare caselle. Non mi piace mettere le X, mi sembra di togliere importanza, di dire solo < va bene si la so, ma in questo modo non posso spiegare cosa mi è piaciuto di più>. Al contrario, mi emoziona dilungarmi su quello che studio, ci passo le ore, faccio ricerche. E poi, solo crocette da mettere!

Questa volta sono venuta dal nonno per ripassare. Volevo un po’ di calma. A casa mia c’è un altro trasloco, spostamento di mobili per allestire due postazioni di pc nella stessa stanza (mamma e papà insieme dialogando anche via wireless).

Il nonno è a letto nella sua stanza, in casa di riposo. Un luogo un po’ particolare, una casa accoglienza per persone anziane con difficoltà (un po’ matte, come dice lui, ribadendo che <l’unico savio qui sono io, oltre ai dottori, gli infermieri e gli educatori…S’intende, anche chi prepara da mangiare e fa le pulizie>). Ho fatto fatica a comprendere il motivo per cui ad un certo punto della sua vita ha deciso di farsi accogliere lì. Forse, voleva stare dove era morta sua moglie, rivedere quegli ambienti, e poi la sua preoccupazione grande era di non dover essere di peso a nessuno. Il peso di una relazione figliale…Quanto può essere? Ricordo che mia madre si oppose a parole, cercò di impedire quella decisione.

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Insomma ora sono qui, accanto a lui a scrivere appunti e date su Carlo I, poi toccherà a chimica. Tutto quell’insieme di date, elenchi, mi hanno fatto ricordare, quando a casa dai nonni, alle elementari, facevo i compiti.

 <Scrivete almeno 10 parole che inizino con G>. Questo uno dei tanti. Ce l’avevo quasi fatta, ne mancavano due: <Nonno, per favore, mi dici una parola che comincia con G?><Si, si ce l’ho; Gheno, maiuscola è il nome di un signore>. Mia nonna presente lo aveva apostrofato;<Ma lei non sa chi è, cosa le fai scrivere>. Però, giustamente iniziava per G.

Ogni sera, mio padre controllava i miei compiti e su quella parola sorrise e mi disse; <Te l’ha detta il nonno? Prova a scriverne un’altra>. La trovai. Su quella del nonno tirai una riga su, e ancora adesso so solo che questo Gheno abitava nel paese dove loro avevano vissuto a lungo prima di trasferirsi in città.

Il nonno si sveglia, mi guarda; <Ancora compiti, sempre a scrivere?>. Gli sorrido e gli racconto di come i professori oggi ti chiedano sul tuo sapere.

Finisco il foglio, lo rileggo, lo strappo come al solito, ho questa abitudine, come a dire, “questo è finito, lo metto via”.

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Mi avvicino al nonno, lo saluto, lo bacio sulla fronte. E ogni volta il suo sguardo e le sue parole mi emozionano; <Ciao amore, ci vediamo la prossima volta, saluta la mamma e il papà>.

Esco, è inverno, fa freddo. Alzando il bavero della giacca per il vento pungente, mi cade il block notes.

Il foglio di Carlo I prende il volo. Provo a rincorrerlo ma no, si è incastrato su di un ramo alto. Quanta fatica per un volo!

Pazienza, lo riscriverò, forse no. In ogni caso quella pagina mi ha dato un bel tuffo nel passato. E adesso, a casa, sperando che il trambusto sia finito.

 

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