Intervista a Silvana Sperati: ecomuseo della Prima Collina un’opportunità creativa per il territorio.

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Dopo l’incontro dell’8 ottobre tenutosi a Codevilla nello spazio dell’Ecomuseo della Prima Collina sono andata a trovare Silvana Sperati per saperne qualcosa in più rispetto a questo progetto.

Prima di tutto ecco la definizione che wikipedia ci offre rispetto ad ecomuseo: “ecomuseo indica un territorio caratterizzato da ambienti di vita tradizionali, patrimonio naturalistico e storico-artistico particolarmente rilevanti e degni di tutela, restauro e valorizzazione “ e di come in Lombardia, soprattutto nella parte a Nord ce ne siano molti( elenco e spiegazione qui).

Silvana Sperati, tra i soci fondatori dell’Ecomuseo della Prima Collina che ha sede a Codevilla , puoi parlarci del come quando e perché vi è venuta l’idea di farlo lì?

Rispondo partendo dal perchè; poiché io abito e opero su questo territorio, soprattutto attraverso le attività proposte per i bambini e le famiglie nella mia “Fattoria delle Ginestre” e sperimentando con loro l’ambiente circostante, ho recuperato le mie memorie di bambina con quelle dei bambini di oggi. E poi l’incontro con un papà, che portava la sua bambina nel mio centro; lui conosceva lo strumento francese dell’ecomuseo per potenziare e dare risalto al territorio in cui si vive. Da lì il cominciare a pensare di “fare azioni” non solo pensare ma vivere e “toccare con mano” questa idea.

Si può parlare, non solo di un luogo, ma di una vera e propria zona che va dalla dorsale di Montebello della Battaglia verso Torrazza Coste e Codevilla, in cui, chi guarda attentamente, scopre un’altra visione. Immagina, ai tempi in cui il Po non aveva un ponte, e, riuscivi ad arrivare in Oltrepo dopo averlo passato con le barche e ti ritrovavi ai piedi di queste colline che diventavano rifugi. Qui sono stati scoperti insediamenti di origine romana molti dei quali esposti al museo di Casteggio e pare, che la piccola strada bianca che percorre Genestrello e si connette a Torazza, dai dati storici, si presume possa essere l’antica via Postumia. Questa la storia che diventa risorsa e possibilità di scambio tutt’intorno per fare in modo che dai piccoli cortili si possa uscire e contemplare “uno spazio non solo fisico ma mentale” più ampio e articolato.

La sede è stata pensata in Codevilla perchè è stato il comune che ha dato la disponibilità come sede pubblica nell’intresse di quanti stanno intorno e nel creare possibilità di scambio “creativo” su quanto andare ad offrire.

Le tue ultime parole mi fanno ricordare il tuo percorso professionale e di vita; tu sei stata una delle prima allieve di Bruno Munari, che io, grazie a te, ho avuto la gioia di conoscere.

Nell’incontro pubblico scorso hai parlato a lungo dell’”educazione naturale” e di come Munari entri in questo; potresti dirmi a riguardo?

Si è vero e di questa osservazione ti ringrazio. Questo mi viene come trait d’union tra la mia cultura, legata a questo luogo, all’aver giocato e vissuto la mia infanzia tra la terra e le foglie e l’incontro con Munari, l’artista che maggiormente osservava la natura per comprenderne i processi, non da un punto di vista rigido ma aveva questa naturale continua “attitudine” a guardarla e scoprirla. Nel mettersi ad osservare possiamo correre il rischio di ricadere nel cliché del “tutto bello” e restare fermi, senza fare nulla.

E invece è necessario “fare”, con semplicicità, perchè il tuo fare ha una dimesione che può stimolare l’azione degli altri. La natura di cui parla Munari è quella da cui si esperisce, si fa esperienza per comprendere e scoprire. E poi la natura stessa dell’apprendere avviene in natura o in un mondo reale non solo tecnologico, che sta aprendo nuove possibilità, e tutto questo risulta essere in sintonia con quella che è la caratteristica essenziale dell’uomo; l’imparare. Siamo qui perchè la nostra vita sia un apprendimento continuo altrimenti rischiamo di cadere nell’alienazione.

L’ecomuseo ha le possibilità e la voglia di promuovere tutto questo

Se anche solo un bambino, un adulto, un insegnante grazie a un’azione o una riflessione di altri che lo hanno colpito cambierà in parte la sua visione delle cose, farà già nascere una piccola “rivoluzione”.

Questo è lo spirito con cui ho aderito al progetto dell’ecomuseo; nessuno deve avere paura ne intenzione di imbrigliare un ecomuseo. Deve essere libero, aperto, propositivo, creativo e colorato dei colori della “naturalità” .

E’ molto chiaro; chi vuole essere partecipate a tutto ciò come può fare?

Noi ci stiamo muovendo a piccoli passi. Ognuno di noi è volontario e questa è la forza su cui ci basiamo; abbiamo da poco aperto un sito e una pagina Facebook in cui divulghiamo notizie e approfondimenti e azioni che stiamo compiendo sul territorio.

Vorremmo coinvolgere anche studenti delle scuole e anziani e abitanti del luogo. Vogliamo che sia pensato e agito da chi abita lì, non immaginato e sentuito solo come “d’elite”; le persone intorno lo devono sentire proprio, solo così potrà cambiare il modo di pensare della gente e in questo modo potrà arrivare a cambiare il territorio.

Ringrazioe Silvana per la puntuale e ricca intervista e Vi ricordo che Giovedì 22 ottobre alle 20:30 presso a Codevilla, in via Roma 30 presso il più volte citato Ecomuseo si terrà l’incontro con Gian Battista Ricci su “Piccoli luoghi, grandi opportunità, quale significato può avere il territorio per il futuro dei giovani’”.

Buona visita e Vi lascio qualche immagine…

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