#pensodunquebloggodue ; nuovo bday di Snodi Pedagogici

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Il 28 agosto i blogger del gruppo Snodi Pedagogici scriveranno e pubblicheranno una serie di articoli, sui propri blog, inerenti ai blogging day già pubblicati:

‪#‎EducazionEAmore‬
‪#‎EducazionEbellezza‬
‪#‎PedagogicAlert‬

Una sorta di conclusione su quanto è emerso fino ad oggi grazie ai vostri contributi, per rileggere assieme a voi i passaggi fondamentali, provando a dare delle risposte ma anche porre e porsi nuove domande, in vista dell’antologia che verrà pubblicata ad autunno e il cui ricavato andrà in beneficenza alla “Locanda dei Girasoli”  di Roma

Gli articoli verranno pubblicati sui diversi social con ‪#‎Pensodunquebloggodue‬ e raccopensodunquebloddo2 ufficialelti sul sito di Snodi Pedagogici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Blog Partecipanti:

La Bottega della Pedagogista di Vania Rigoni
Ponti e Derive di Monica Cristina Massola
Nessi Pedagogici di Manuela Fedeli
E di Educazione di Anna Gatti assieme a un guest post di Alessia Zucchelli, collaboratrice del blog
Bivio Pedagogico di Christian Sarno
TraFantasiaSpazioAzione di Monica D’Alessandro Pozzi
Labirinti Pedagogici di Alessandro Curti
In Dialogo di Elisa Benzi
Il Piccolo Doge di Sylvia Baldessari

“Dialogare tra stelle di mondi altri dal nostro fino a rivedere il cielo sempre più blu…e bere un caffè!(snodato, s’intende)

Comincio da qui; da #pedagogicAlert, ultimo blogging day di Snodi Pedagogici con Bigius e il suo “Nun te reggea più!”

Ogni lavoro ha più lati negativi e più lati positivi. I lavoratori hanno pregi e difetti. I datori di lavoro – specie in ambito social economy – hanno solo debiti, ma vantano crediti verso il proprio Karma. Gli allievi hanno, anche loro, il proprio Karma incontrando educatori ed educatori … “

Questa frase, in particolare, mi ha fatto riflettere sulla problematica “soldi e finanziamenti”(e quanto a volte tutto questo pesi sulla realizzazione di “progetti sani ed educativi”) e di come sia così determinante l’incontro; quello in cui si scambia e si riceve, quello degli occhi, del parlare quasi seduti, per terra, per poter meglio incrociare lo sguardo di chi è più piccolo di noi. E anche quello di reggere uno sguardo alla pari, tra colleghi o con l’”utente”(passatemi il termine che però in realtà ci sta visto che l’utente è “colui che usufruisce di un bene o di un servizio, generalmente collettivo, fornito da enti pubblici o strutture private” secondo Wiki e mi pare che tali, come educatori siamo, consapevoli di “essere fruiti” e di “fruire” nello stesso tempo in una circolarità importante).

E Bigius, ospitato nel mio blog, su questo tema, con il pezzo  continua nell’analisi fredda, metodica,-come la chiama lui- che ti porta in un mondo di iperanalisi, di paranoia, di solitudine, di antipatia e arroganza” fino a rivedere il cielo, il mattino dopo, di fronte ai bambini e alle bambine dell’asilo e al loro “stare bene” lì. Scontato si potrebbe dire, eppure non ogni volta lo è; può essere difficoltoso alzarsi e rivedere le stelle.

E a tal proposito(e un po’ l’ho fatto apposta, cambiando l’ordine) mi ritorna il tema di #educazionEbellezza; Sylvia Baldessari ci ha regalato il suo racconto “Notte Stellata”.

Un dialogo tra amici, fumo di sigarette e luci nella notte, su “cosa sia o no normale a questo mondo”; la risposta di uno degli amici è che “essere normali non è qualcosa di naturale, bensì imposto ed è uno dei limiti più tristi che l’uomo s’è inflitto per espiare chissà quale peccato. La bellezza invece, è l’essenza stessa della vita: chiudere gli occhi su questa significa lasciarsi morire dentro, spegnendo ciò che ci rende… Umani”.

Come “educare alla bellezza”, se essendo essenza stessa della vita, può essere differente, a seconda di dove, come e quando vivo(e poi, quante volte abbiamo sentito la “tiritera” sui canoni della bellezza)? Eppure, come educatori, possiamo provarci, quanto meno a mediare, a capire l’altro quando ci parla di “bellezza sconosciuta”(e parlo anche da mamma che ogni tanto si sforza, di ascoltare brani musicali rap così belli agli occhi del figlio adolescente e per me così lontani) e continuare ad educare al bello perché i nostri occhi possano contemplare, liberi, stelle di mondi altri dal nostro”.

E infine l’amore; #educazionEamore ha visto nel mio blog l’intervento Educazione e Amore nella Rete” di Elisa Benzi; un’analisi attenta, accurata di una professionista ma non solo. Ho apprezzato i suoi ricordi e le modalità dell’amore pre-digitale(che penso possano dirsi condivisi e condivisibili) “si attendeva con trepidazione l’incontro, fatto non solo di tenerezze ma di parole, ci raccontavamo molto, le parole acquisivano il sapore di qualcosa di prezioso da custodire nella mente e nel cuore, unici supporti adatti a ricordare. Parole e tenerezza costruivano l’immagine della persona di cui ci innamoravamo confermando o meno la vicinanza al nostro ideale di uomo o di donna”.  Continua  poi, la forza e la convinzione che non si possano chiudere gli occhi davanti a quanto accade ora, e che sia necessario prendere atto di un altro modo di chiamare “amore”;  noi siamo permeati di quella educazione. E ora, con Internet, come la mettiamo? Quali messaggi arrivano sull’ amore e sul sesso?

Già come la mettiamo, come la pedagogia e l’educazione arriva a “vedere ciò che accade” (e ci metterei anche senza giudicare, ma provando a “dare un senso”)? Elisa, grazie anche alla sua esperienza, si rivolge sia agli educatori sia ai genitori dei ragazzi “digitali”, suggerisce di “Parlare loro di affetto e sessualità, educarli alle emozioni e soprattutto al rispetto di sé, perché l’amore per l’altro parte dall’ amore che ognuno ha per sé, solo amando noi stessi riusciremo a darci il tempo di trovare colui che saprà donare quella parte di sé che ci completerà”.

In sintesi questi tre bloggig day, da me ospitati, hanno portato a “dialogare tra stelle di mondi altri del nostro fino a rivedere il cielo sempre più blu!”…ditemi se è poco.

E riguardo al bloggare e al lavoro di gruppo ecco qualche considerazione, a volte fatica, ma lo considero un “lavoro” importante con l’obiettivo di veicolare “un pensiero pedagogico/educativo condiviso” e dunque quest’ultima è compresa.

Eccole…

  • stare attentissima ai nuovi annunci sulla pagina “specifica” in Fb, proposte, immagini, presentazioni, spiegazioni,
  • ricontrollare bene il link, mandare quello corretto, in tempo e per favore “non postare”,assolutamente, prima del lancio ufficiale,(e chiaramente ogni tanto”sbagliavo”),
  • e, sembrava scontato,(per quello sono qui ad “aggiungerlo”) ma in effetti scontato non è, il poter leggere altre idee considerazioni riguardo “sguardi pedagogici”, differenti  e simili e cogliere anche la voglia di “poter dire”,
  • cercare tra gli amici e colleghi chi abbia voglia di condividere un pensiero riguardo al tema, accorgersi che non è così difficile trovarli, essere citati anche fuori non solo sui canali digitali, ma anche mentre bevi un caffè…e grazie perché è un crescere che non ha ancora smesso di emozionarmi.

    caffè ...e pasticcino compreso.

    caffè …e pasticcino compreso.

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