STE(A)M A SCUOLA CON INCLUSIVITÀ

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La scuola è iniziata già da una settimana. Tralasciando le novità in termini di protocolli vari(importanti ma su questo già tante parole si sono spese) vorrei concentrami su di un progetto didattico che è iniziato nella classe 5^ della Scuola Primaria Pietro Guado di Salice Terme facente parte dell’IC di Rivanazzano Terme. Questo progetto STE(A)M intitolato “Let’s save our planet” vien inserito all’interno di un progetto pilota europeo che vuole supportare i docenti attraverso un nuovo approccio multidisciplinare alle discipline STEM con una particolare attenzione all’inserimento della A di arte.

Per questo si parla quindi di un approccio STEAM, con la creazione di progetti che siano il più possibile multidisciplinari e che mirino a superare il gap di genere secondo cui sempre e solo i ragazzi si approcciano alle discipline scientifiche e non le ragazze.

Ma cos’è STEM? Letteralmente l’acronimo in inglese di Science, Technology, Engineering and Mathematics ; tale approccio permette di partire dalla realtà, dal problem solving e dal debate per portare gli allievi dei diversi ordini e gradi di scuola ad approcciarsi alle materie scientifiche andando oltre la spiegazione puramente frontale e teorica ma in una condivisione e un approccio di collaborazione a piccoli gruppi con l’insegnante stesso che offre strumenti per avviare questa scoperta.

Si parte da real question e si vuole far riflettere i bambini, sin da piccoli, alla possibilità di avere le porte aperte alle stem carriers, cioè a lavori legati alle materie scientifiche. Questo mirando a sviluppare le skills del 21 secolo.

Insomma una modalità attiva e di inclusione profonda!

Grazie alle insegnanti Marzia Lunardi, ideatrice del progetto stesso che verrà presentato a Bruxelles, insieme a Cristina Cesio e Cristina Tagliani anche io sono venuta a conoscenza di questo nuovo modo e, per quanto potevo essere utile, ho provato a dare il mio contributo. La parte relativa alle materie più propriamente scientifiche quali matematica e scienze, dopo una preparazione e una ricerca svolta dalla collega Marzia Lunardi, verranno svolte in classe dalla docenti di materia e così anche per arte. Dopo aver visto un video in cui si evidenziava la discrepanza tra la bellezza della nostra terra e lo stato di inquinamento odierno, ho provato ad offrire ai bambini e alle bambine una lezione pratica sulla ricerca online.

Questo in funzione della prossima ricerca sul tema del progetto al fine di comprendere le differenze tra i vari rifiuti, la loro composizione e il modo più corretto per riciclarli. Su slides chiare e semplici, a gruppi di tre, i bambini hanno ragionato con me su quali fossero le prime mosse per reperire informazioni in internet. Ho scoperto con soddisfazione che molti di loro avevano già qualche idea. A livello tecnico abbiamo parlato e provato a capire cosa fossero le keywords, perché fosse utile salvare con la stellina i siti che ci interessavano, parlando anche della loro attendibilità e di quanti visitarne per avere un maggior raggio di informazioni (e qualcuno ha fatto notare come “stare attenti alla cronologia”) e quali fossero i parametri di condivisione per il copyright.

Si è trattato in sostanza di un’iniziale approccio all’ educazione in cittadinanza digitale che da quest’anno verrà adottata e svolta all’interno delle scuole di ogni ordine e grado.

Ma da dove siamo partiti? Da un suggerimento di un bambino. Volutamente ho voluto tralasciare ricerche legate ad elementi della vita scolastica.

Questo perché ritengo che pedagogicamente sia necessario trovare “idee divergenti e curiose” per attivare una scoperta di vero interesse.

Dunque ho accettato insieme alla classe la proposta di ricerca sui cocktails!

Metà classe ha lavorato su quelli alcolici e l’altra su quelli analcolici. Obiettivo: ogni gruppo doveva sceglierne uno. E tutti dovevano dire la loro e portare a una scelta comune. In questo voglio aggiungere che in un gruppo era presente un bambino con una disabilità legata al linguaggio che necessità di altre modalità rispetto alla comunicazione e alla scelta. I suoi compagni, su mio suggerimento e con la collaborazione dell’insegnante di matematica lì presente, hanno utilizzato gli strumenti a lui più congeniali che, anche io, come sua insegnante di sostegno uso con lui.

Un passaggio di consegne importante e inclusivo in cui il mio ruolo è stato “sostituito”, perché stavo svolgendo altro con tutti, e che ha agevolato una buona integrazione nella routine educativa e didattica. Di questo sono davvero riconoscente e soddisfatta poiché ritengo che l’inclusione all’interno della scuola passi da piccoli gesti quotidiani e chiari: condivisione di buone prassi tra insegnanti e con e per gli studenti.

Ora non vi resta che andare a vedere alcune immagini e capire così quali sono stati i cocktails più gettonati!

Qualcosa sulle STEM

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