Seconda intervista #CreativArt a Roberto Rossi

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Eccoci alla seconda puntata di #CreativArt; è trascorso del tempo, oltre un mese, lo so. Altri impegni “digitali” mi hanno tenuta lontana da qui.

Ritorno con il presentarVi un altro amico.

Lo è da lungo tempo e tutt’ora riusciamo ogni tanto a chiacchierare di persona e a fare qualche giro a Po insieme ai nostri cari; ho deciso di intervistarlo per la sua peculiare “forma di creatività” , il suo mettere in atto soluzioni e, nello stesso tempo, continuare a fare “ciò che più gli piace e lo fa star bene”.

Ho conosciuto Roberto Rossi, classe 1967, mio coetaneo, alla fine degli anni ottanta, sulla tratta ferroviaria Voghera-Milano. Lui andava all’Accademia di Belle Arti di Brera in cui si è diplomato nel’91, io all’Università. Ricordo i dialoghi sul treno, le aspettative di entrambi e gli interrogativi su quanto poteva riservarci il futuro. Poi, accade, la vita ci ha fatto perdere di vista. Qualche anno fa, nella piazza centrale della mia città natale, mi sono sentita chiamare ed è stato un riabbracciarsi tra amici che avevano ancora molto da dirsi.

Ma tornando a Roberto; dopo il diploma frequenta gli ambienti artistici milanesi ed entra a farte parte del MAV(Movimento Adimensionale Visivo), fondato da Tony Tedesco e di cui fece parte anche Gianni Gatti. Sono i primi anni novanta, ricordo le tavole di legno e le tele con fusioni di materiali differenti(mi piaceva molto l’assemblaggio di oggeti diversi e inusuali misti al colore). Nel settembre del 1994 a Voghera si celebra il futurismo e nella mostra “Le vestali del Futurismo”, dedicata al ricordo d Nina e Marietta Angelini le “due cameriere” della casa liberty di Filippo Tommaso Marinetti a Godiasco, dicevo in quella mostra, oltre ad artisti affermati, quali Silverio Riva,  c’è anche Roberto con le sue tele. E in quegli anni espone anche alla Galleria Zammarchi di Milano; incontra e collabora con Silvia Levenson e continua a creare.

Roberto quando hai compreso che serviva un’idea creativa nella tua vita?

Dopo il diploma e le prime mostre. Mi sono accorto di quanto potesse essere difficile vivere di sola arte. Dovevo lavorare; o facevo la fila al Provveditorato,  e mi inscrivevo nelle liste come “supplente”,  o diventavo agricoltore. Questa parte non mi era sconosciuta, avevo appreso a lavorare la terra nella casa in campagna in cui vivevo con i miei. Ho scelto la terra; ho scelto di lavorarla per altri. Questo mi ha permesso di continuare a “coltivare dentro” la mia espressione artistica. Non ho messo di dipingere, né di fare sculture, ma ho una certa sicurezza lavorativa extra.

Che cosa è per te la creatività?

Per me è la piena libertà di potersi esprimere con materiali e modi senza vincoli dettatti dalle leggi di mercato: andare oltre il “pre-confezionato”, il “pre-definito”.

Quando mi si palesano idee e pensieri lascio che siano gli oggetti intorno, quelli che trovo, a suggerirmi quanto e come voglio dare forma.

E com’è andata dall’inizio ad oggi?

Non ho smesso di sperimentare; assembleo, cerco materiali particolari, vecchi libri, metalli, legni che trasformo in sculture, chiodi, vetro, pezzi di legno che il Po lascia riemergere dopo le piene. Li osservo, li trasformo. Mi concentro sulla mia quotidianità di “lavoratore della terra” e quando posso e sento il bisogno lascio che i pennelli, le mani e la mente trovino un’espressione.

Sorride, come a sottointendere, “che si fa, quel che si può”.

Ti ringrazio Roberto per essere stato ospite “curioso” del mio blog (più di una volta mi hai chiesto “ma cosa scrivi e cosa fai sui social?”, tu che nei social non ci sei proprio).

Grata per aver condiviso il tuo tempo e la tua arte.

Ora qualcun’altro avrà conoscenza di 2014-05-10 15.42.56quanto fai…questo, era, tra gli obiettivi.che avevo in mente quando ti chiesi un’intervista.

Link al video su YouTube per vedere le opere.

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