In principio…

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Ultimo giorno di gennaio: scrutini ormai pressoché terminati in ogni scuola. Un tempo febbraio sarebbe stato un “momento disteso” , ora pare non più, ma su questo non voglio tornare, ne scrissi già alcuni anni fa(se vuoi saperne di più cerca febbraio nel blog). Trovo un escamotage per raccontarvi di un “latino” e di “scienze umane” a me poco note…E lo faccio con un racconto e personaggi virtualmente inventati ( attenti bene).

“Zia, credo di aver bisogno di qualche lezione di latino. Non ci capisco proprio nulla.” Latino. Quanto tempo era passato dall’ultima volta che aveva preso tra le mani quella vecchia e amata lingua. Tanto, almeno un quarto di secolo, dai tempi dell’università.

“Volentieri -risposi- porta il libro, io aggiungo il dizionario”.

Prima lezione: domande sul programma svolto. “Fatte le quattro declinazioni, alcuni tempi del verbo essere e…Mi pare i verbi della prima coniugazione”. “Come le quattro declinazioni? Sono cinque!” Mia nipote mi sorride. “Ma studi un po’?” “Insomma faccio fatica, non capisco”. E qui esce la parte dura ma che vuole tendere al costruttivo: “A questo livello c’è poco da capire, studiare e memorizzare”. Sfoglio il libro cercando frasi da tradurre, unico modo, sin dai tempi che furono per imparare e padroneggiare il latino, e non solo quello. Incappo in strane forme di quesiti in cui è necessario barrare quello corretto tra due nomi con casi diversi, completando così la frase e poi tradurla. Resto un po’ attonita. Mi vengono in mente le parole crociate facilitate. Ma come la bellezza del tradurre andando a cercare le differenti parti che compongono la frase, la persona, il verbo e capire così  come potesse delinearsi abbozzando poi una soluzione, poiché di fatto, di quello si trattava, risolvere in una lingua conosciuta qualcosa che giungeva da lontano e renderlo accettabile e fluente in italiano…Insomma come togliere questa fatica? Non mi trovai a mio agio in questo.

“Aspetta un attimo”- dissi a mia nipote. Tra le librerie andai a colpo a sicuro, ritrovai il vecchio manuale a righe blu e rosa scuro, glielo portai insieme a quello degli esercizi. “Bene cominciamo da qui”.

E da lì in poi lentamente  riuscii a capire come fare. La zia ogni volta mi fermava prima di tradurre. “Leggi bene, cerca il soggetto e il verbo”. Accanto a me il dizionario e lì cercavo il significato, non più basandomi sulle parti tradotte già nelle frasi del mio libro. E alla quarta volta, insieme a un po’ di analisi logica, ho tradotto frasi semplici, da sola, correttamente. Non dico che mi piace. Ma ce la posso fare. E in più oltre a sapere di arte terapia e comunicazione verbale e non verbale ho scoperto chi fosse Socrate e “il so di non sapere”. Insomma non è poi così male un latino con cinque declinazioni e una pedagogia che parte dall’inizio…

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