Sesta intervista #CreativArt a Silvana Sperati.

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Bentornata primavera; rieccomi con la rubrica #CreativArt che a maggio compirà un anno!

Oggi ospito un’amica che conosco da oltre vent’anni. Con lei ho continuato, nel corso della mia vita, a tenere un contatto, a volte mediato da lunghe telefonate a volte da incontri che ci hanno dato modo di riconoscerci a livello umano e professionale. Ho “attinto” a piene mani da lei e le sono, di questo e della sua generosità, molto riconoscente.

Credo anche sia stata la prima persona che mi ha aperto gli occhi rispetto al significato vero di “creatività”.

Sono andata a trovarla nel suo luogo “magico” de La fattoria delle Ginestre , per saperne un po’ di più rispetto alla sua storia e a cosa sta lavorando ora.

Vi lascio alle sue parole e vi auguro una buona scoperta!

Ciao Silvana, grazie per esserti prestata, a questa intervista per la rubrica #CreativArt. Quando hai sentito che ci voleva una svolta creativa nella tua vita?

La parola creativo, credo tu sappia, sia una parola oggi un po’ abusata. Non accade che ad un certo punto della tua vita passi ad essere altro o a diventarlo. Io credo che tu la sia già quella cosa lì. L’incontro con i laboratori di Bruno Munari, in particolare negli anni’80 a Palazzo Reale a Milano, mi hanno fatto riconoscere in ciò che ero. Mano a mano così la scelta, all’interno della propria vita, di diventare, ogni volta, più aderente a ciò che senti di essere e a questo tipo di progetto che possiamo definire creativo. Vorrei dire anche che, in ultima analisi, diventa una scelta di vita, un modo di rapportarsi rispetto alle situazioni esterne, che ti continua a rimettere in gioco, in cui tu sviluppi un’attitudine per prendere informazioni e riorganizzarle in modo differente. Questo modo, questo stare ora fa parte di me, è diventato costitutivo di me stessa e non riuscirei ad essere diversamente.

In parte hai già risposto alla mia seconda domanda che, in ogni caso ti faccio: che cosa è per te la creatività?

Ti rispondo utilizzando le parole e le riflessioni del mio maestro attraverso un libro, che consiglio caldamente di leggere e approfondire, Fantasia di Bruno Munari, edito da Universale Laterza. Munari ci presenta una distinzione tra ciò che è fantasia, invenzione, immaginazione e creatività. In un certo senso definisce un po’ quali sono i prerequisiti dando al tema stesso della fantasia una grande importanza. Spesso invece non si dà un gran valore ad essa, addirittura si dice che valga poco, e non viene considerata uno strumento che può darti un agio nel lavoro. Munari dice che la fantasia è una capacità dell’individuo, la più libera di tutte ed essa usa la stessa tecnica dell’invenzione, cioè la relazione. In particolare la relazione tra ciò che si conosce. Dunque qui sta la potenza!

Si apre infatti il tema della conoscenza e la modalità con cui arriviamo ad essa; si conosce attraverso l’esperienza, attraverso il fare, lo diceva ai tempi, negli anni’ 40 Piaget, mettendo l’accento sul fatto che la vera conoscenza si attiva nel momento in cui si fa esperienza pratica e non solo sul sentito dire da altri. Nell’ambito delle varie età della sua vita l’individuo deve avere le possibilità di aumentare il tipo di conoscenza e scoperta di quanto lo circonda. Questo non significa ingozzare i bambini con tante esperienze , ma creare situazioni di apprendimento attraverso l’experire che siano congrue alla loro età. Ma queste conoscenze sarebbero poi magazzini inerti se non si arriva a dare la possibilità, attraverso attività, che sviluppino la relazione tra di essi. Cos’è la poesia se non una relazione di parole? E’ necessario comprendere dunque la genesi delle parole per offrirne poi il corretto significato, e la corretta azione educativa e pedagogica a riguardo. Oggi abbiamo bisogno di creatività tanto quanto abbiamo bisogno di pensiero.

Com’è andata dall’inizio ad oggi e cosa stai facendo ora?

Da allora è andata lentamente, come del resto deve essere. La creatività è un processo e diventare un “operatore di creatività” vuol dire affinare strumenti, ci vuole consapevolezza e un grosso lavoro personale. Per una decina d’anni ho avuto la possibilità e il conforto di avere accanto Bruno Munari che mi ha proprio “corretta” rispetto alle prime sperimentazioni che facevo con i bambini. Poi ho iniziato a muovermi un po’ con le mie gambe, in particolare sui servizi che si occupano dell’extra scuola, di quelle attività che stanno tra scuola e famiglia nel territorio della provincia di Pavia, offrendo progetti interessanti. Il più delle volte questi i progetti sono stati collocati in estate, quando ancora non c’era, o non si sentiva il bisogno di creare spazi per i tempi estivi dedicati ai bambini.

E mi sono resa conto di quanto l’estate sia un momento forte per proporre tali modalità; in estate le persone si sentono più libere, in particolare i bambini e i ragazzi, non hanno il vincolo della scuola e il poter sperimentare, anche a livello multisensoriale viene accolto con più piacere e partecipazione. La natura ha poi la caratteristica forte di riuscire a sviluppare cambiamento;e non si dimentichi, infatti, che l’apprendimento è di per sé cambiamento nel soggetto.

Mentre questo cresceva come mia consapevolezza ed esperienza tangibile nei percorsi che offrivo, mi accorgevo invece di come, intorno, la realtà diventasse via via più massificata, non solo nel territorio in cui vivo, ma in generale, a livello nazionale. Il mondo di oggi, dal mio punto di vista, dovrebbe interrogarsi su ciò che offre all’infanzia. Io cerco di essere una persona coerente, nei vari ambienti in cui opero, sono consapevole di quello che metto in gioco, cerco di rappresentare una differenza, colta oppure no. Ormai da quasi vent’anni c’è questo spazio La fattoria delle Ginestre a Genestrello, in cui ospito gruppi di bambini, scolaresche, famiglie e uno spazio di formazione per operatori.

Un luogo e uno spazio in cui succedono cose, anche a prescindere dalla mia persona e da ciò che io propongo e questo mi interessa molto. Voglio sviluppare processi e relazioni, creare insomma.

Dunque cerco di cogliere le occasioni che mi si presentano per poterlo fare.

La tua intervista lo è, come lo sarà l’incontro del prossimo martedì, 19 aprile alle 20:45 in Via Felice Cavallotti, 16 presso Voghera E’, a Voghera appunto, luogo che mi emoziona perché, pur non essendo molto operativa là ora, è una cittadina che appartiene alla storia della mia vita.

E ciò, pur riconoscendo, che sento di appartenere ad un, chiamiamolo “territorio”, molto più vasto e cioè, quello che accende la mia curiosità.

La strada della creatività non ha confini; questa non è un’aberrazione dell’io, è un sentirsi a casa laddove ci sono cose che ti interessano continuamente.Silvana VogheraE'

Rinnovo il grazie per l’intervista e vi lascio ad immagini suggestive a riguardo.

 

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