Di lucciole e di luci…

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Torno dopo un po’ di tempo a scrivere raccontando; in questi mesi non ho avuto la fortuna di incontrare #CogliCarta. Ho pensato però che un racconto, proprio oggi, all’inizio dell’estate potesse ricollegarmi con la mia parte creativa. E ho immaginato una storia. Grazie sin da ora per il vostro tempo qui.

 

Uno spiraglio aperto, quasi quasi entro. C’è buio, mi addentro. Sorvolo lungo un corridoio, perlustro le stanze intorno. La mia luce è forte; mi hanno vista, sorridono e mi indicano.

Sono seduti su un divano. L’uomo a torso nudo, la donna con un vestito sbracciato leggero. I loro piedi si sfiorano come in un abbraccio sottile.

Li lascio e percorro il resto delle stanze. Quanti angoli. Questo sembra più scuro degli altri; vediamo se riesco con la mia coda ad illuminarlo. No! Una ragnatela. Dentro, avviluppata in pieno, e adesso?

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Si alza dal letto, fa fatica ad addormentarsi. Sa che non è il caldo, sa che i discorsi e la tensione della giornata odierna la stanno tenendo lontana dal sonno. Cerca di non ragionare troppo; vorrebbe risentire solo le parole di conferma e conforto avute un giorno prima. Eppure ritornano forti anche quelle di dubbio.

Decide di alzarsi. Arriva in cucina al buio. Vede una luce flebile che si accende e si spegne in modo molto discontinuo: –”La lucciola!” -esclama sotto voce. Vede che si è impigliata in una delle tante ragnatele; ogni tanto le toglie anche se d’estate aiutano a imprigionare gli insetti, soprattutto le zanzare, e poi, le trova interessanti. Le chiama “le villette a schiera dei ragni”. Ma questa volta lei no, la lucciola non può morire così. Lentamente la stacca e la sorregge sulla mano. Fuori, su uno dei mattoni a secco dell’aiuola del cortile, l’appoggia piano. Sta lì. Guarda.

Subito la luce non torna. Pensa sia morta. Le dispiace, ci aveva provato. Sta per girasi quando intravede un balenio più forte. Torna a vibrare, a lampeggiare. La vede riprendere il volo e allontanarsi. Sorride.

Ritorna dentro, seduta di fronte al tavolo della cucina, un bicchiere d’acqua davanti. E’ iniziata una nuova lotta, lo sa. Una lotta nata dalla consapevolezza di condividere l’amore del compagno di vita non da sola. Prende atto del  sapere e del conoscere, di nuovo, che nella parità “dissimile” dei sentimenti vi sarà qualcun altro a provarli e a viverli in modo totale. Avviluppata anche lei, cosa fare? Ritorna un mantra conosciuto, ritorna un vissuto già avuto. Questa volta sa di non voler soccombere di nuovo alle sue paure. Non può conoscere ciò che sarà; può soltanto ascoltare, aprire il cuore e sentire l’unica forza che conosce. La sua. Quella che nessuno le può impedire di coltivare, espandere o negare. E ci saranno i momenti in cui crederà che non sia valso a nulla ciò che ha fatto e sentito. In quei momenti ricorderà a se stessa il suo valore. Quello che ha sentito nelle parole di conforto e cura. E andrà avanti per non spegnere la sua luce.

Torna a letto; osserva la persona sdraiata al suo fianco, si gira al solito modo e chiude gli occhi. Prima di addormentarsi sente come vibrare una tenue pulsazione al centro della fronte. Sorride lentamente; bentornata lucciola!

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