Di difficoltà e di parole di Anima

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Oggi ho pensato di regalare un pezzo di me, forse non ancora così noto. Quella parte in cui scrivere diventa non tanto necessità, ma proposta di raccontare e offrire le proprie emozioni. Questo racconto, nacque alcuni anni addietro, sotto le spoglie del mio avatar. Fu pubblicato in Second Life e i proventi di quella vendita andarono, insieme ad altre donazioni ad Ashraya, quel luogo vero e magico che cambiò la mia vita e non solo.

Perché ho pensato di portarvi a un mio passato differente? I motivi sono essenzialmente due; sto passando un momento che chiamerei difficoltoso in ambito lavorativo e questo mi spinge a non mollare e a cercare nuove possibilità. In questo cammino mi sta al fianco, ancora una volta un’amica, che ai tempi rese più bello quel racconto con i suoi disegni. Ora Alessandra si sta occupando, di dare forma al logo per la mia nuova idea. Le sono profondamente grata e vorrei che, la pubblicazione accanto alle mie parole, dei suoi disegni di allora, sia un modo per dirle quanto riconosca il suo sostegno e la sua bravura…E la pazienza verso un’amica che trova aperta la porta quando va a bussare. E a voi vorrei installare un po’ di curiosità…A breve ne saprete di più. Buona lettura e grazie se vorrete dire a riguardo.

Le parole di Anima

C’era un tempo di animali fantastici, lune dense nel sole d’estate. La terra era immersa in un’armonia sicura e nuova da giustificare il nome datole: Gaia.

Una sola cosa pareva insolita agli occhi delle genti di quei tempi; esisteva, in un villaggio, un ragazzino mingherlino, piccolo piccolo, che quasi stonava con la sicurezza e la saggezza del paesaggio del nostro vecchio mondo, si chiamava Jerod, aveva poteri particolari, amava scrivere, forse troppo, tanto da passare giornate intere nel suo rifugio ad immaginare, canticchiare e giocare con le parole. Era capace, quando scriveva, di creare mondi lontani, milioni di anni luce…

Jerod parlava con le cose; dai suoi profondi occhi scuri uscivano domande: – – – – -Ruscello, perché scorri sempre allo stesso modo? Sasso da dove arriva la tua luce così bianca?

Si sdraiava a pancia in su, le orecchie tese, le mani appoggiate al suolo; ruotava la testa da un lato per meglio avere il contatto con la terra e ascoltava, chiudeva gli occhi e sentiva il soffice o ruvido suolo.

La sua capanna, in teli grezzi, era piena, ricolma di pile di fogli e non solo; qualunque cosa poteva servire per scrivere; pezzi di cartone, stoffa sgualcita, etc..Tutto era impilato, una cosa sopra l’altra con un ordine. Jerod annotava ogni suono della terra; dallo “sshhhh” delle possibili formiche scavatrici, al “tic, toc, tic,” delle pietre moventi agli “slendddgggghhhh” delle radici in crescita.

le parole di anima1

Era un’occupazione divertente, a volte faticosa per un bambino di nove anni, ma sentiva, e non comprendeva ancora il motivo, che era suo compito fare questo; spesso anche di notte Jerod si incamminava per i sentieri per annotare i suoni.

Quella notte la luce era di un blu profondo, le fronde degli alberi stormivano al vento, le stelle..Le stelle quella notte erano poche; -Strano davvero, lassù non vedo la stessa luce…sembra che non riescano ad “accendersi”- così notava il piccolo abitante di Gaia. Continuò il suo cammino e si fermò allo stagno dove amava ascoltare il vento nei canneti e le rane..Le rane non c’erano stanotte.

Un brivido percorse il corpo di Jerod; cosa stava accadendo, già due cose diverse dal solito; non comprendeva se potesse essere un bene o un male, ma il brivido sentito lo aveva turbato.

Un lampo nella sua mente , una voce: “Cerca e guarda, cerca e guarda!” Roteò la testa, il corpo fece altrettanto, non vedeva nessuno, né animale, né cosa, né umano che potesse avergli detto questo.

Ora aveva paura; la voce continuava dentro di lui; il suo corpo restò rigido, bloccato. Vide da lontano arrivare un vapore leggero, sentì un profumo buono, dolce. Trovò la forza vinse l’immobilità del terrore e scappò lontano, si nascose raggomitolato sotto un cespuglio; sentì le mani calde, quasi bollenti, il cuore palpitava forte e arrivò un’onda di vapore violaceo che lo travolse…

Chiuse gli occhi, ma il calore intorno e il profumo lo calmarono:-“ Jerod non temere; non voglio farti alcun male. Ho bisogno del tuo dono…del tuo saper ascoltare”- così parlò quell’essere, portato dal vapore, sottile, due occhi profondi con uno scintillio azzurro. Con decisione l’essere tese un palmo aperto verso il viso del piccolo sulla fronte ampia e lasciò che una luce chiara e leggera accarezzasse il volto di Jerod.

Un turbine portò il piccolo in alto, volava insieme allo strano essere; intravide per un attimo una luce che diventava sempre più vicina e intorno nero. Fu risucchiato; cadde per terra, non sentì nulla.

Intorno il verde della terra, esseri simili a quelli di Gaia, camminavano, sorridevano e sembravano ripetere all’infinito gli stessi movimenti.

Questa fu la prima visione; ogni tanto muovevano le mani come a suonare un pianoforte, Jerod conosceva quel suono e quel gesticolare, l’ aveva ascoltato e visto dalle mani dell’amica Eilan.

Ma al posto dei suoni comparvero delle scritte:-“Ciao Jerod, benvenuto”.

Guardava la scritta; comparve in una striscia sotto la terra dove appoggiava i piedi, non sapeva cosa fare; l’essere si girò verso di lui calmo, lo guardò e gli disse:”Stai tranquillo, non ti faranno male” e mentre diceva ciò mosse anche lui le mani:”E’ nuovo, gli faccio da guida in questo mondo”.

Cominciò a camminare, sul prato vide sassi, un ruscello, sentiva i suoni ma non poteva toccare le cose, non le sentiva. Provò a guardarsi, la testa si piegava da sola a volte a destra a volte in basso; in quel momento riconobbe i suoi pantaloni corti e la sua maglietta verde con il simbolo del sole.

Ebbe paura ma continuò ad avvicinarsi allo strano essere; gli lesse sopra la testa una nome chiuso in una specie di nuvola “Anima”;- “Si, ce l’hai anche tu sulla testa, ma non puoi vederla. L’uomo che ti ha scelto come sua reincarnazione lo vede e vede te mentre sei qui. Ed è lui a muoverti. Siamo nella tua Seconda Vita; tutti noi qui lo siamo”.

A Jerod in quel momento venne voglia di scappare, fuggire, le lacrime volevano uscire ma non poteva farlo. Si accorse invece che stava correndo, le sue gambe si muovevano veloci e poi..Di colpo in alto roteando, volava, volava!

Vedeva i prati e il ruscello dall’alto; ad una certa altezza sembravano righe lontane, poi numeri.

0101 010101 010101

010101 010101    l’onda del ruscello, fatta da numeri.

Poi di colpo rivide la luce piccola e chiara in fondo e intorno buio, come se un manto nero lo ricoprisse; si ritrovò a terra, sentì l’odore di Gaia, rivide le stelle, sentì le rane. Tutto apparentemente era tornato come prima. Sospirò profondamente.

Ricordava, risentiva le parole di Anima e nella sua mano, quella sinistra. Vide una leggera luce viola, pulsante. Jerod la guardava; non capiva ma vedeva. Vedeva gli occhi mansueti e caldi di quell’essere, li intravedeva chiusi in quella flebile luce. Chiuse la mano e si lasciò andare al suolo.

Jerod, Jerod!”- la voce, quella di Eilan. Aprì gli occhi, intorno visi conosciuti increduli, un po’ storditi. Si sedette-“Sto bene”- disse passando una mano sulla fronte.

Vide tutti allontanarsi quasi con paura; la mano, si ricordò, potevano vederla.

La guardò, pulsava piano ancora; fece loro un cenno di sorriso stupito e poi si alzò dirigendosi verso la sua tenda; si girò a cercare gli occhi dell’amica.

Bastò quello sguardo ad Eilan per capire che Jerod aveva la necessità di parlare.

Ho visto un mondo fatto di noi…Simili, stessi vestiti, con corpi, visi diversi, umani, a volte no; ma gli occhi quelli sembravano veri; ma Eilan sono tutti dentro una scatola e da fuori altri ci muovevano. Si ci muovevano perché hanno mosso anche me!”

Eilan stringeva le mani dell’amico e cercava di capire, ma sentì un calore intenso, vide la luce, non si ritrasse, strinse più forte le mani:-“ Vorrei tornare là, non so come ma mi piacerebbe”; si ricordò allora di cosa era successo la prima volta.

Le stelle, gli alberi, le rane; guardò negli occhi l’amica:-“Domani sera, domani e verrai anche tu”.

Erano là accanto allo stagno in attesa; tutto era al solito posto, tiravano i sassi per ingannare il tempo, era buio ma le stelle c’erano. Jerod non sapeva che fare, non accadeva nulla.

Eilan guardava il cielo. Giocava con i fili d’erba..In attesa. Un fruscio istantaneo, i loro occhi seguirono il movimento e scorsero lì vicino una flebile luce viola.

Fu un attimo, senza esitazione Jerod pose la mano nell’incavo della pietra pulsante e con l’altra afferrò il braccio dell’amica.

E tutto fu come le aveva raccontato. Anima era là ad aspettarli, non sorpreso di trovare un altro umano trasformato accanto a Jerod.

-“ Bentornato”- sorrise Anima.

-”Dimmi del mio dono e perché vi serve qui; io comunico attraverso la mente con ciò che mi circonda, di là nel mondo reale; qui sembra vero, ma non sento, non tocco, posso solo immaginare ciò che sentite”- così si espresse perplesso Jerod.

-“ E allora immagina piccolo-gli sussurrò il compagno di viaggio-abbiamo bisogno di un cuore che senta. Gli umani che ci muovono dall’altra parte di quello schermo stanno dimenticando la nostra natura; siamo la loro reincarnazione e come tali sentiamo. Vedi quell’enorme albero con le ultime fronde verdi su un lato? E’ la linfa di noi tutti, ciò di cui ci nutriamo. Loro non lo sanno e devono continuare a credere di essere loro a governarci. In realtà il verde meraviglioso che scorre là dentro ci aiuta a restare noi”.-

Jerod scambiò uno sguardo confuso ad Eilan; Anima si avvicinò a loro, sulla striscia bianca sottostante apparve una scritta: ANIMA GIVES A BIG HUG TO JEROD AND EILAN. E si ritrovarono abbracciati,simultaneamente.

Eilan osservava non riusciva ancora a parlare; intravedeva il suo corpo come fatto di materia “irreale”, non aveva paura, ma era stupita. Dunque si trattava di alimentare un albero per far si che questi esseri potessero continuare ad avere la loro vita.

-“ Un albero si alimenta con l’acqua, il sole, la pazienza, la terra”- pensava Eilan- cosa mancava di questi elementi che ne provocava il lento sfiorire? In realtà –“questo albero-continuò- sembra solo un’immagine, fatta di numeri e colori…Dunque come si può nutrire un groviglio di numeri? I numeri ci sono per l’intelligenza e perché li immaginiamo..Certo!”_

-“Jerod- gridò- l’immaginazione, la fantasia. Crea!”

Anima la

le parole di anima2

guardò:-“Intuitiva Eilan il tuo pensiero mi sostiene. Abbiamo bisogno di fantasia e creatività”-

Jerod ripensò alle parole che usava per descrivere le stelle, il suono della terra e i versi delle rane e capì il suo dono.

Si avvicinò a quell’albero enorme. A fatica, forse l’umano non voleva farlo muovere. Insistette agì con la mente, lo portò a farlo sedere a gambe incrociate, mise le braccia intorno al tronco dell’albero e la fronte appoggiata alla corteccia e cominciò a …Volare.

Con la mente sognò di albe fiorite di colori inusuali, di voli rapidi di fenicotteri, vide uomini e donne mentre chiacchieravano. Con la mente in ascolto vide abbracci e baci, comprese l’emozione nascosta e ne fu quasi stordito; rivide in sogno la mamma e il papà…Pianse ma continuò a sognare.

Eilan davanti alle lacrime dell’amico ebbe paura; provò a muoversi, non riuscì; usò il pensiero:

-“Sono qui con te”- fu un attimo, quel barlume piccolo riapparve, il manto nero sopra di loro stava per chiudersi: Jerod, lasciò l’albero, afferrò la mano dell’amica e mentre tutto svaniva si accorse di nuove cime verdi sui rami. Ce l’aveva fatta.

Ripiombarono a terra, l’odore e i suoni di Gaia, l’albero con la pietra viola. Vicino una scatola con tanti pulsanti; tasti, parole, numeri.

Sullo schermo arrivò un messaggio: ANIMA SEND YOU A MESSAGGE FROM SECOND LIFE: ”Grazie, la tua anima resterà con noi”.

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