L’esperimento creativo del “binomio fantastico”.

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E’ arrivato il tempo. Preannunciato qualche settimana fa ora è il momento di dare forma a quell’invito.

Prima cosa è bene sapere o, ripassare, cosa sia il binomio fantastico. Ne sentii parlare durante la mia giovinezza pedagogica e ne lessi avidamente durante quegli anni…Poi durante le mie rare incursioni a scuola come supplente provai a proporlo ai bambini (e a dire il vero lo utilizzai anche durante alcuni corsi di formazione) senza contare che ogni tanto mi divertivo da sola a cercarne tra le parole che incontravo per strada. Voglio però spiegarvi con cura di cosa si tratta così da preparavi all’azione.

Il binomio fantastico è una delle tecniche legate alla sviluppo della fantasia che Gianni Rodari illustrò minuziosamente nel suo “Grammatica della fantasia” (libro essenziale nella biblioteca di maestri, educatori e di quanti si occupano dell’infanzia e non solo). Rodari suggerisce che al fine di creare una storia (da qui l’idea spunto per avviare questo esperimento online) sia necessaria una scintilla e spesso tale possibilità scaturisce non da un solo “polo elettrico, ce ne vogliono due”. Per questo l’accostamento di due parole  in netta opposizione tra loro. “Occorre-continua- una certa distanza tra le due parole, occorre che l’una sia sufficientemente estranea all’altra, e il loro accostamento discretamente insolito, perché l’immaginazione sia costretta a mettersi in moto per istituire tra loro una parentela, per costruire un insieme (fantastico) in cui i due elementi estranei possono convivere.” E continua “nel binomio fantastico le parole non sono prese nel loro significato quotidiano, ma liberate dalle catene verbali di cui fanno parte quotidianamente. Esse sono estraniate, spaesate, gettate l’una contro l’altra in un cielo mai visto prima”. E questo gettare si traduce materialmente con l’utilizzo di un procedimento semplice per creare tra di loro un accostamento: l’utilizzo di una proposizione articolata.

Seguendo po le ulteriori informazioni mi sono munita del mio vecchio dizionario e lì puntando il dito, a caso, ho dettato le parole che trovavo a mio figlio.

Poi ridotti in strisce, una per parola, le abbiamo piegate e proceduto all’estrazione…E da mercoledì 1 agosto potrete cimentarvi con la prima coppia!

Per far cosa, direte? Per scrivere una storia…Tenete a mente che a navigare nella fantasia e tra le parole, una volta immaginato o visto delinearsi il proprio soggetto di scrittura, vi potranno tornare utili le famose 5 W del giornalista (Who? («Chi?») What? («Che cosa?») When? («Quando?») Where? («Dove?») e Why? («Perché). E’ vero le rubiamo al giornalista…In ogni caso, tenerle a mente,  nella composizione di un racconto può essere utile.

I vostri scritti saranno accolti come commento al post che vi inviterà di volta in volta con il binomio del giorno.

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Ma, in questa sfida, vi era anche la parte tecnologica e digitale. Il procedimento sarà il medesimo. Via web io e Sylvia Baldessari ci confronteremo con parole legate alla rete e all’educazione digitale e poi associandole a caso creeremo un #binomiofantasticodigitale su cui potrete lasciare andare la vostra mano scrivente su tastiera o foglio per lasciarne traccia come commento all’invito direttamente sulla pagina Fb di #EduCare4.0

E adesso, un po’ per darvi un’idea, un po’ perché l’immaginazione galoppa ho creato ad hoc il binomio GATTO-SOFA’ che per contrasto mi ricorda il primo analizzato da Rodari nel suo libro, e cioè CANE-ARMADIO.

Un gatto sul sofà

Come tutte le sere Livia si apprestava a chiudere il negozio. In ordine  controllava il bagno, poi il piccolo magazzino con i pezzi di ricambio, le luci della sala d’esposizione, il computer e infine le veneziane tinta lillà chiaro che chiudevano alla vista i magnifici sofà dietro le vetrine. Ogni tanto pensava a quelle veneziane, a come era riuscita a convincere il suo capo che quel colore sarebbe stato gradito a chi passava. E a volte pensava anche che lasciare in mostra i divani sarebbe stato ancora più piacevole e forse utile. Ma lei era solo una dipendente, da molti anni, ma non spettava lei decidere. Si limitava a suggerire e a gioire quando i suggerimenti venivano messi in atto. Quella sera però decise per una via di mezzo. Avrebbe lasciato alzate le veneziane per quasi metà del vetro, giusto quanto bastava per lasciar intravedere le sagome sinuose e comode. Con l’accortezza di osservare almeno per un po’ il via vai davanti al negozio e poter rendicontare dei passaggi e delle fermate a riguardo. Doveva ben avere qualcosa per sostenere che la sua idea non era così sbagliata e inutile. E così fece. Chiuse con cura l’entrata del negozio e poi si sedette sulla panchina di fronte, osservando. Dopo quindici minuti non accadde nulla, le persone passavano dritte, filate senza accorgersi del cambiamento (del resto non era stato segnalato). Alla scoccare della mezz’ora stava già per andarsene, non prima di essere rientrata nel negozio e avere chiuso per bene le veneziane. Accadde qualcosa. Due giovani uomini si erano avvicinati alla vetrina e scattavano fotografie con il loro cellulare. Addirittura si erano abbassati per inquadrare meglio. Livia restò lì un attimo e pensò che forse aveva ragione se addirittura fotografavano le linee degli arredi. Era curiosa, si avvicinò con calma. Stava per dire qualcosa quando i suoi occhi compresero il motivo di tanto interesse. Un placido gatto bianco maculato di nero e rosso si stava leccando beatamente coricato sul sofà beige a sottili linee rosso porpora. Non sapeva cosa fare…I due uomini, dopo aver scattato un book fotografico, se ne andarono parlando e sorridendo tra loro. Lei si appiccicò al vetro con le mani sopra la fronte per guardare meglio. E bussò, piano, sul vetro in direzione del gatto. Lui sollevò lo sguardo, interruppe un attimo la sua routine di lavaggio, e la guardò dal vetro. Poi senza muovere una piega appoggiò il suo rotondo capo sul cuscino morbido e si accomodò per bene. Livia d’istinto avrebbe voluto entrare e farlo uscire da lì, come era entrato poi, questo proprio non lo comprendeva. Poi ricordò l’interesse di quei due…Perché non avere un gatto sul sofà come testimonial. Sarebbe stata dura, ma con qualche accortezza ne avrebbe parlato al capo. Si mise a ridere. Ci mancava giusto un gatto!

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