7 anni fa…oggi

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Sono passati sette anni da quel 28 gennaio in cui “sbarcai” in India insieme a mio marito…non ancora mamma e papà, anche se sulla carta si. A tal proposito ricordo la frase dell’amico Alessandro Curti, durante un intervento fatto insieme; mi aveva colpito molto il suo dire di aver compreso di essere diventato genitore, non quando lo seppe dalla moglie, ma quando si trovò, letteralmente, tra le mani quel “piccolo essere.” E davvero, ripensando, a quei dieci giorni passati là, mi tornano in mente la fisicità e gli sguardi.

Sta passando il mal d’India?

In questi anni, molte volte mi è accaduto di sentire questa “malinconia”, questo desiderio forte di tornare là…là dove, per la prima volta ci eravamo conosciuti, là dove avevamo iniziato a “scoprirti” bambino, là dove stavamo bene anche noi con te, anche se non era la “vera realtà”. Era mediata da chi ci circondava, da chi ci suggeriva(e le ricordo tutte quelle persone, ricordo il loro modo di ondulare la testa per dire si, i loro occhi scuri, la loro fremezza e rassicurazione e l’amicizia, con una in particolare; anche con lei è il 7° compleanno di conoscenza). Dicevo che per molto tempo tornavo questo stato d’animo, sopprattutto con l’avvicinarsi della ricorrenza.

Quest’anno devo dirVi la verità non sta accadendo; mi sono chiesta il perchè. Ho analizzato per analogia “quanta India” è nella mai vita ogni giorno e soprattutto come sta. E sta bene…mio figlio non trascura ne nasconde o cancella la sua origine. Non è stato così nel passato, ora è arrivato a dire di voler tornare un giorno, voler rivedere dove stava e ha condiviso il pensiero con amici che hanno in comune con lui un pezzo della “stessa storia”. Ora l’India fa un po’ meno paura.

Io poi, da tempo pratico yoga, sono vicina a un sentire buddista( e mio figlio mi dice che Buddha era indiano, “tanto per cambiare” sottolinea) e non smetto di vestire, almeno d’estate con le kurtas(quelle che mi sono rimaste, non troppo sgualcite per l’uso) e i pantaloni. E ogni giorno il mio trucco sono due righe nere di kajal nelle palpebre inferiori.

Dunque, se intorno l’India c’è ed è accettata…forse non ho bisogno di “star male” per sentirla. Forse.

Anche se in ogni caso, un giorno vorrei tornare.

Oggi è come fosse un compleanno; la torta l’ho preparata ieri, sapevo che oggi non sarei riuscita. E festeggeremo, a modo nostro.

Ho voluto condividere questa parte della mai vita con voi; farVi sapere come il tempo scorre, come si “cresca” come figli e genitori e come ancora sono sicura, di nuovo…che sarebbe stato lui nostro figlio.

Le foto sono tutte” made by dad”.

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  1. Tutto quello che hai scritto è bellissimo, tutto quello che ho letto mi ha commosso… Grazie, Monica, per questo splendido racconto che hai deciso di condividere e… auguri! Un abbraccio. Paolo

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