Maestra, ma il Covid è un nome concreto o astratto?

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È trascorso ormai un mese e mezzo dal rientro a scuola. Mi piace l’idea di raccontarvi cosa è accaduto in questo tempo.

All’inizio c’è stata una certa tangibile paura che, come insegnanti, personale ata , segreteria, dirigenti e altro abbiamo provato a contenere e diluire nei giorni. Poco dopo sono iniziate le assenze per positività di bambini e colleghe e colleghi. Al mattino, tra quelli e quelle presenti, ci guardavamo negli occhi con un mezzo sorriso; “siamo ancora qui” questa l’idea ricorrente.

Poi i bambini abbiamo iniziato a vederli in video. Ancora ci siamo detti! Ma questa volta, solo nei precisi casi previsti dai decreti, la classe intera sarebbe andata tutta in DAD o DID, altrimenti la didattica mista concedeva di essere presenti in classe e a casa partecipi di quanto accadeva( comprese le colazioni del mattino e il gatto che beatamente coricato sul letto visualizzava qualche sconosciuto ).

Ci sono state anche le sostituzioni, poiché, essendoci a volte assenze tra i bambini speciali a cui stare accanto, succedeva di entrare in classi già viste ma non ben conosciute. E, parlo per me, ma credo di poter dire lo stesso di molte altre colleghe e colleghi, ti veniva voglia di osare altro. Se quel giorno era il tempo di un’interrogazione provavi a farlo con un’altra modalità che ricordavi di avere provato e studiato al TFA. Una bella interrogazione di gruppo per agevolare, ove le distanze lo permettessero, un lavoro di ripasso e approfondimento insieme a cui seguiva l’esposizione di fronte a tutta la classe. Poi un’autovalutazione permetteva di aprire una discussione serena ed equilibrata sui giudizi. E ti accorgevi di aver messo in atto il Jigsaw di cui, prima di quell’anno all’università non avevi avuto ancora sentore. E leggevi negli occhi dei bambini e delle bambine una chiara soddisfazione e consapevolezza di quello che avevano provato a fare.

Sono arrivate anche le lezioni condivise per creare e continuare il clima inclusivo nella classe. La spiegazione dei nomi astratti e concreti ha portato alla domanda che dà il titolo a questo pezzo. Un bambino, in modo molto serio e curioso, ci ha domandato e si è domandato in quale categoria di nomi potremmo mettere il Covid. Concreto o astratto?

<< Maestra non lo tocchiamo ne lo vediamo, però…>> Quel però ha aperto un mondo di riflessioni sulle loro paure e su come la possibile astrattezza, in questo caso, non potesse essere contemplata. E intanto alcuni tornavano, altri si assentavano…Ma tutto proseguiva in un’apparente routine di resistenza.

Nel frattempo, dalle nebbie si è passati al vento e al sole e poco alla volta stanno spuntando le viole.

Qualcosa sul jigsaw; metodo di apprendimento cooperativo

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