DI QUESTI TEMPI:UNA DEVIAZIONE DI PENSIERO

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In questo momento un po’ complesso (non mi sento di aggiungere e nominare altro) vorrei proporre un pensiero divergente. Nel significato chiaro del termine: qualcosa che è lontano dalla moltitudine di quanto siamo circondati ora.

Tempo fa vi raccontai di alcuni espedienti resosi utili a scuola nella scoperta e approfondimento di alcuni argomenti. Questa volta, più che di espedienti, vi parlo di veri e propri momenti di sospensione. Cosa accade in quei momenti e perché? Le risposte potrebbero essere differenti ma tutte riportano all’idea di un attimo di tregua nel pensiero per ascoltare ciò che è stato detto senza sapere in realtà cosa e se si può rispondere. Ma veniamo ai fatti.

Qualche settimana fa, durante una lezione di italiano in cui l’insegnante propose di scrivere un elaborato su cosa mi piacerebbe fare da grande, ho ascoltato la risposta di Arturo (nome e cose dette saranno frutto di fantasia e adattamento): <<Io non potrò decidere cosa fare, so già, che dovrò occuparmi di quello che fa il mio papà>>.

Sono più che certa che in quel momento il mio viso si sarà corrucciato in una smorfia interrogativa. Ma non era quello il momento per poter parlare con Arturo. Ho sospeso un attimo e mi sono detta che avrei colto l’occasione più avanti. Così è stato. Nell’intervallo del dopo mensa mi sono avvicinata e, chiacchierando con alcuni bambini e bambine rispetto a quanto avevano scritto sull’argomento dato dalla maestra, ho chiesto anche ad Arturo. Ha ribadito con convinzione che lui sa già quello che dovrà fare, <<è così>>insisteva. Allora mi sono permessa: <<Ma se tu volessi fare il cantante, il pilota o altro?>> (appositamente non ho menzionato una categoria che, in modo chiaro, poteva essere scelta). <<No, no ma a me va bene così>>. A quel punto sono rimasta un po’ spiazzata. A dieci anni tutto era già previsto, programmato. Da lì i miei pensieri. Come genitore ed educatore.

Quanto spazio libero lasciamo davvero ai nostri figli rispetto a quello che potrebbe essere il loro futuro? Quanto le nostre aspettative o le parole sfuggite, senza volerlo, condizionano il loro pensare?

Come educatori ed insegnanti riusciamo davvero a cogliere i talenti e a indirizzare o suggerire come farli propri? Non ho, in realtà, risposte. Resta il fatto che tutto questo mi colpì molto e mi ricordò di quanto accade a me.

Sin da piccola, dopo essermi letta più e più volte Civiltà al sole di Ceram, decisi che avrei fatto l’archeologa. Avevo un piano, chiaramente. Liceo classico, poi università e lavoro. Ma un incidente di percorso chiamato esame a settembre mi fece comprendere che la scuola che avevo scelto, per molti versi, non era adatta a me. Dunque, con dispiacere, ma sapendo di voler andare avanti sulla linea di quegli studi, diedi gli esami per frequentare la classe seconda delle Magistrali. Fu una scoperta incredibile e bella. Mi piaceva molto, tanto che poi decisi di approfondire iscrivendomi a Pedagogia.

Ecco da questo mi viene da augurare ad Arturo di inciampare in un buon incidente...Senza togliere che potrebbe davvero decidere di percorrere la strada già tracciata. Ma almeno gli sorgerebbe il dubbio che potrebbe essercene un’altra.

E a voi è capitato qualcosa di simile?

Un po’ di luce arriva ogni volta, anche se è sera…1582816332717

 

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