Del viaggio…

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Eccomi di ritorno. Sono stati dieci giorni di immersione profonda e direi anche di “piacevole fatica fisica”. Si, perché, il desiderio di vedere, nutrire gli occhi e l’anima ci ha portati a giorni serrati di visite e scoperte. Immaginavamo sarebbe accaduto così. Vorrei raccontarvi un po’ tenendo come parametri il cosa mi aspettavo e cosa mi ha stupito. Non vogliono essere due categorie di giudizio, soltanto ciò che davvero sapevo avrei potuto incontrare e quanto invece è stata una meraviglia sapere e conoscere. Dunque iniziamo.

Cosa mi aspettavo.

Mi aspettavo la confusione, i panni stesi lungo le vie, i palazzi alti e stretti, la marea di gente per strada di ogni colore. La bontà del cibo che ho tentato di riconoscere pur nella fatica ad assimilarlo (mi sono tuffata con gusto nei dolci e nei salati, ma il mio modus digerendi ha fatto fatica a smontarli con conseguenti mal di testa). Ho riconosciuto la pratica dell’arrangiarsi con risultati a volte creativi; tra questi includerei anche il bypassare certe regole inventandosi stratagemmi curiosi. Mi aspettavo una città bella, calda e sporca e quella sporcizia è entrata anch’essa nel quadro descrittivo di tutto il resto. E nell’attesa vi era anche il continuo vociare, strombazzare dei clacson e l’incertezza nostra nell’attraversare le strade a piedi, per poi adeguarci al ritmo lento e quasi sincronizzato tra autovetture, ciclomotori a tre posti e pedoni. La bellezza struggente degli scavi di Pompei ed Ercolano con l’ombra, a volte coperta dalla nubi (proprio nel giorno in cui siamo arrivati alla sua sommità) del Vesuvio a cui così spesso tornava il mio sguardo. Era lì, silenzioso, onnipresente. Insieme al mare.

Cosa mi ha stupito.

Mi hanno stupito le storie, le poche che abbiamo conosciuto attraverso incontri diretti. Nel mio girare per liberare libri sono incappata nella Biblioteca a porte aperte di Annalisa Durante; abbiamo avuto un lungo, interessante e toccante dialogo con il padre di quella giovane ragazza morta nel marzo del 2004 durante uno scontro armato di clan rivali nel quartiere di Forcella. Ora, oltre alla biblioteca, allo spazio aperto per i giovani vi è anche una scuola e soprattutto la voglia di fare rete per costruire buone prassi di dialogo nella cultura per dare spazio e consapevolezza riguardo alla legalità. Abbiamo conosciuto la bellezza nascosta delle catacombe di Napoli e come, attraverso uno sforzo comune, continuo e costante un progetto sia diventato risorsa di autosviluppo; così la Cooperativa Sociale La Paranza dal 2006 si occupa delle visite guidate, dei laboratori per bambini e di altre attività legate all’alloggio per turisti nel rione Sanità. In dieci anni, partendo dai tesori lì presenti sono riusciti a dare spazio all’arte, alla musica e all’accoglienza che sono vanti di questa città.

In modo più personale sono rimasta toccata dalla mia doppia identità; mi sono rivista negli occhi, nelle movenze, negli abbracci e nell’ospitalità calda e protettiva di chi è parte del “mio sangue partenopeo”. Ho scoperto un po’ da che parte arrivo, e come a volte, ho provato a tenere a freno o a mettere sotto un velo certe caratteristiche. Ne ho riconosciute altre e quelle non le ho sentite estranee. Ho fatto la turista con un occhio speciale. Mentre imboccavamo l’autostrada, con gli occhiali scuri, mi sono girata indietro. Ho salutato con gli occhi bagnati.

Come mi ha suggerito mio cugino “nun faccim passa’ altri trent’anni!”. Mi auguro di no.

Associazione Annalisa Durante

#CatacombeDiNapoli

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